Frammenti di lettere di Virginia Woolf alle sue amiche

Scriverò questo articolo solo in italiano, mi perdoneranno i lettori di lingua spagnola, ma credo che non renderei giustizia alle lettere di Virginia, con una mia così precaria traduzione. Ho scelto dei passaggi, perché non voglio privarvi della lettura completa, se mai foste interessati, il libricino si chiama: ” Tutto ciò che vi devo “.

Pare che oltre ad essere una grande scrittrice fosse un’amica senza uguale.

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A Violet Dickinson ( 4 maggio? 1903 )

Tutti gli Stephen sono egocentrici per natura; prendono più di quel che danno, ma una volta che capisci questa cosa, e che non è possibile cambiarli, puoi comunque andarci piuttosto d’accordo.

La Tua Sparroy ( a volte si firmava così con le amiche )

A Madgen Vaughan ( 1 dicembre 1904 )

Come mi piace essere adulata! Non ho mai pensato di negarmi il piacere della scrittura anche quando questo potrebbe recar danno alla morale pubblica! A dirla tutta sono abbastanza presuntuosa da ritenere che il pubblico farebbe meglio a leggere me piuttosto che autori di maggior successo. ” Genio” non è una parola da buttar lì senza pensarci; e mi fa un piacere enorme, e a volte qualcosa più del piacere, che tu possa trovare in me una scintilla. Non sono un buon giudice, da un momento all’altro cambio opinione e, di attimo in attimo, mi pare che il mio talento sia di primo, di terzo o di infimo ordine.

Se posso non essere certa delle capacità del mio cervello, non ho dubbi sulle facoltà del mio cuore- e una forte affezione per certe persone, ad esempio per te…

La Tua AVS

A Madge Vaughan ( metà dicembre 1904 )

Il mio vero piacere di scrivere recensioni consiste nel dire cattiverie; e finora ho dovuto ( essere ) rispettosa.

La Tua affezionata AVS

A Nelly Cecil ( lunedì, gennaio 1907 )

Perché sul cibo ci sono così tante riflessioni, e così poca letteratura? Penso che potrebbe sorgere una nuova scuola, con nuovi aggettivi e nuovi epiteti, e una strana e affascinante sensibilità, qualcosa di completamente inedito. Come sono generosa!

Avrei potuto non dirti niente di questa bella idea!

Penso davvero che dovresti metter mano a un romanzo: sai scrivere lettere, che è molto più difficile.

Tua AVS

A Katharine Arnold-Forster ( 12 agosto, 1919 )

Carissima Ka,

è ovvio che la letteratura è l’unico mestiere al contempo spirituale e umano. Persino la pittura porta all’ottusità, e la musica solletica la sensualità, mentre al contrario più scrivi e più diventi una persona migliore.

Tua V.W

A Vita Sackville-West ( 16 marzo, 1926 )

Lo stile è una faccenda molto semplice, è tutta una questione di ritmo. Una volta trovato questo, non puoi sbagliare le parole.

Poi c’è la mia indole ( capisci quanto sono egoista, poiché rispondo solo a domande che riguardano me ) Hai ragione: sono incapace di ogni allegra volgarità. Ma del resto pensa a come sono stata cresciuta! Niente scuola; ciondolavo da sola tra i libri di mio padre senza l’occasione di partecipare alle schermaglie tra compagni di classe: le palle lanciate, le prese in giro, lo slang, le parolacce; le scenate; le gelosie…; solo zuffe con i miei fratellastri e scarpinate con mio padre intorno al Serpentine. Ma sono tutte scuse: sono ben consapevole di questa mia mancanza, ma non ci è passato anche Proust? E tu? Sei in grado di prenderti gioco di una tavolata di ufficiali?…

Tua V:W

A Vita Sackville-West ( domenica, 28 febbraio 1927 )

Non sembra anche a te che le amicizie siano come lunghe conversazioni, continuamente interrotte, ma che con ogni persona girano sempre intorno a uno stesso argomento?

Tua Virginia

A Vita Sakville-West ( 30 agosto 1928 )

Per diversi giorni sono stata così annientata dalla vita sociale che la scrittura è stata solo un sogno, l’attività di un’altra donna tanto tempo fa. (…)

Sono felice perché questo è l’agosto più bello che io ricordi; le colline sono così brune e grigie, e i prati sono così…ho dimenticato come sono.

Ti prego scrivi il tuo romanzo, e allora entrerai nel mondo irreale, dove vive Virginia, che, povera lei, non può vivere da nessun’altra parte. ( … )

Tua

( e firma disegnando un potto,

una sorta di lemure.

“Bosman’s Potto” era uno

dei suoi soprannomi con Vita )

A Ethel Smyth ( 27 febbraio 1930 )

Dio maledica questi dettagli clinici! -L’influenza che mi possiede è particolarmente nociva per quello che viene chiamato il sistema nervoso; e avendone dei mio uno di seconda mano, già usato da mio padre e dal padre di mio padre per spedire dispacci e scrivere libri-quanto vorrei che fossero stati semplici cacciatori e pescatori-

La Tua Virginia

A Ethel Smyth ( domenica 17 marzo, 1930, ripresa )

E poi mi tocca sentirmi dire che ho una bella prosa! Come posso avere una bella scrittura se il mio scopo è quello di esprimere con la maggiore esattezza possibile qualcosa che non sia mai stato detto, che deve essere detto per la prima volta. E quindi rinuncio alla bellezza, la lascio come fosse un dono per la prossima generazione.

La Tua Virginia

A Ethel Smyth ( domenica 6 aprile 1930 )

Di santo, Ethel, hai proprio ragione. Sono un’intellettuale fatta e finita, e non so niente di me stesa, e a te, col tuo acume e la tua sottigliezza, è bastato fare un passo nella mia vita per accorgertene all’istante. ( … )

Immagino che, pur essendo priva di una vera educazione, sono per natura quella razza gretta, ascetica e puritana, oh che strazio!

Mi piace vedere una mano che stringe un appunto accartocciato spuntare da sotto un plaid, in treno.

Ecco la vita, mi dico. E io ne sono solo spettatrice. L’altro giorno mi è capitato di leggere un mio vecchio articolo e di scoppiare in un ” mio Dio “, quanto è pedante questa donna! Dovrei andare più spesso alle feste, magari mi aiuterebbe. Però odio vestirmi elegante ed entrare nelle stanze. ( … )

Virginia

A Ethel Smyth ( 15 agosto 1930 )

Da voi voglio l’illusione…dovette far sì che il mondo mi danzi davanti agli occhi.

Non basta sedere in giardino con un libro o collezionare fatti. Ci deve essere questo continuo sventolio e picchiettio-certo da Leonard ne ricevo in abbondanza, ma non è la stessa cosa- Santo cielo quante cose desidero…

V.

A Ethel Smyth ( 7 aprile 1931 )

Non c’è ragione per la felicità, non ce ne è proprio: e forse per questo non si la nomina mai, e si parla sempre solo di quell’altro stato d’animo che è facile far sembrare ragionevole. ” Sono la donna più felice d’Inghilterra ” ho detto ieri a Leonard, così, senza motivo; ma avevamo panini caldi a colazione e il gatto si era mangiato il pollo.

E sono la donna più egoista-no, forse, con rispetto parlando, questa gara la vinci tu. E la tua spavalderia che invidio, non la tua supposta generosità. ( … )

A Vanessa Bell ( 1 giugno 1931 )

Abbiamo avuto una conversazione varia e animata e mi hanno compatito per le mie lacune in aritmetica. ( … )

B

A judith Stephen ( 2 dicembre 1939 )

Eppure mi convinco ogni giorno di più che abbiamo il dovere di catturare Hitler a casa sua e infilzarlo ben bene foss’anche solo con il pennino di una vecchia stilografica. ( … )

V.W

A Ethel Smyth ( 1 febbraio 1941 )

Ti ho raccontato che sto leggendo in ordine cronologica la letteratura inglese? Quando sarò arrivata Shakespeare, saremo già sotto i bombardamenti. Mi sono allestita un’ultima scena niente male: leggendo Shakespeare, con la maschera antigas scordata da qualche parte, perderò i sensi a poco a poco, dimentica di tutto…

V.

Ovviamente le lettere sono più lunghe, e non abbiamo le domande che ponevano i suoi destinatari, quindi bisogna usare la immaginazione.

Essere amici e amiche di Virginia Woolf significava rischiare un giorno di ritrovarsi in una qualche figura dei suoi romanzi, ma anche dover leggere le sue opere, sempre splendide, ma speso non facili.

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In fotografia: lo scrittoio che suo marito Leonard Woolf fece costruire perché lei potesse anche scrivere in piede.

Accanto una delle tante foto che girano nel web.

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