Ricettario letterario: i piatti dei nostri scrittori / Recetario literario: los platos de nuestros escritores

Dal libro ” Dolce come il cioccolato ” di Laura Esquivel.

 

Quaglie ai petali di rosa.

Ingredienti:

12 rose, possibilmente rosse

12 castagne

due cucchiai di burro

due cucchiai di fecola di mais

due gocce di essenza di rose

due cucchiai di semi di anice

due cucchiai di miele

due spicchi d’aglio

6 quaglie

1 ” pithaya ” ( Fiore bianco dall’intenso profumo, simile a quello della vaniglia )

La morte di Nacha la aveva lasciata molto sola. Pedro nel tentativo di aiutarla a farsi forza, pensò che sarebbe stato un pensiero gentile portarle un mazzo di rose in occasione dal suo primo anniversario come cuoca della fattoria. Ma Rosaura-che era in attesa del primo figlio-non era dello stesso parere.

Mamma Elena con una sola occhiata ordinò a Tita di uscire dalla sala e di far sparire le rose.

Tita stringeva così forte le rose al seno che queste, inizialmente rosa, quando arrivò in cucina di rosa erano diventate rosse per il sangue delle sue mani e del suo petto. Doveva decidere rapidamente che cosa farne. Erano così belle! All’improvviso udì con chiarezza la voce di Nacha che le suggeriva una ricetta preispanica nella quale si potevano utilizzare i petali di rosa.

L’ingrediente principale era la carne di fagiano che nella fattoria non si erano mai preoccupati di allevare.

Al momento c’erano soltanto le quaglie ; decise dunque di variare la ricetta, per poter utilizzare i fiori.

Le quaglie alle quali vanno raccolte e legate le zampe affinché mantengano un aspetto grazioso, dopo essere state spennate ed sviscerate devono essere rosolate nel burro con un pizzico di pepe e di sale.

E importante che le quaglie vengano spennate a secco, perché non appena vengono immerse nell’acqua bollente si altera il sapore della loro carne. Questo è uno degli innumerevoli segreti di cucina che si acquisiscono con la pratica.

La miscela di sangue di Tita con i petali di rose che Pedro le aveva regalato si rivelò fortemente esplosiva.

Una volta setacciati i petali si pestano nel mortaio con l’anice. Separatamente, si fanno dorare le castagne sul comal, si sbucciano e si fanno bollire per poi farne un purè. Si rosola l’aglio nel burro dopo averlo tritato finemente; quando è imbiondito, si uniscono il purè di castagne, il miele, i petali di rosa e sale a piacere. Per rendere più densa la salsa si possono aggiungere due cucchiai di fecola di mais. Infine si passa al setaccio e si aggiungono due gocce di essenza di rose, non di più, altrimenti c’è il rischio che la salsa diventi troppo aromatica e troppo saporita. Appena fatto questo si ritira dal fornello. Le quaglie si fanno insaporire nella salsa soltanto per dieci minuti e poi si tolgono.

Laura Esquivel

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Del libro ” Dulce como el chocolate ” de Laura Esquivel.

Codornices a los pètalos de rosas

Ingredientes:

12 rosas, posiblemente rojas

12 castanias

dos cucharadas de manteca

dos cucharadas de amido de maìz

dos gotas de esencia de rosa

dos cucharadas de semillas de aniz

dos cucharadasde miel

dos dientes de ajo

6 codornices

1 pithaya ( flor blanca de intenso perfume, parecida al de la vainilla )

La muerte de Nacha la habìa dejado muy sola. Pedro tentando de ayudarla a hacerse coraje, pensò que hubiese sido un pensamiento gentil regalarle un ramo de rosas en ocasiòn de su primer aniversario como cocinera de la factoria. Pero Rosaura-que estaba esperando el primer hijo di èl-no la pensaba de la misma manera.

Mamà Elena con una sola mirada ordenò a Tita de irse de la sala y de hacer desaparecer las rosas.

Tita apretaba tan fuertes las rosas al pecho que èstas, inicialmente rosadas, cuando llegò a la cocina de rosadas se habìan vuelto rojas por la sangre de sus manos y de sus senos. Tenìa que decidir ràpidamente que hacer. Eran tan bellas! De repente sintiò con claridad la voz de Nacha que le sugerìa un receta prehispànica en la cuàl se podìan usar los pètalos de rosas.

El ingrediente principal era la carne de faisàn, que en la factoria nunca se habìan preocupado de criar.

Al momento habìa sòlo codornices; decidiò entonces de variar un poco la receta, para poder utilizar las flores.

Las codornices van dobladas y atadas por las patas, para que mantengan un lindo aspecto, despuès de haber sido desplumadas y descuartadas deben ser doradas en la manteca con un poco de pimienta y de sal.

Es importante que las codornices vengan desplumadas a seco, porque apenas sumergidas en el agua caliente se altera el sabor de la carne. Este es uno de los innumerables secretos de la cocina que se aprenden con la pràctica.

La mezcla de sangre de Tita con los pètalos de rosas que Pedro le habìa regalado se demostrò fuertemente explosiva.

Una vez que se sacaron los pètalos se aplastan en el mortero con el aniz. Separadamente se hacen dorar las castanias sobre el comal, se pelan y se hacen hervir para despuès hacer un purè. Se dora el ajo en la manteca despuès de haberlo picado fino, cuando està doradito se une el purè de castanias, la miel, los pètalos de rosas y sal a gusto. Para adensar la salsa se pueden agregar dos cucharadas de àmido de maìz. Al final se pasa todo por el colador y se agregan dos gotas de esencia de rosas, no de màs, sino se corre el riesgo de que la salsa quede muy aromàtica y demasiado gustosa. Apenas hecho èsto se la retira de la hornalla. Las codornices se hacen agarrar gusto en la salsa solo diez minutos y despuès se sacan.

Laura Esquivel

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Ricettario letterario: I piatti dei nostri scrittori / Recetario literario: los platos de nuestros escritores

A casa di Gatsby

Il venerdì apre le porte al lungo fine settimana, e per l’occasione il grandioso Francis Scott Fitzgerald ci offre uno spumeggiante e colorato aperitivo a casa di Gatsby.

Venite con me, ricordate che non serve l’invito.

Almeno una volta ogni quindici giorni uno stuolo di addetti al catering arrivava con svariate misure di tela e innumerevoli lampadine colorate per trasformare l’enorme giardino Gatsby in un albero di Natale. Sui tavoli del buffet, ornati di antipasti luccicanti, prosciutti al forno speziati si stringevano accanto a insalate arlecchino e pasticci di maiale e di tacchino in crosta stregati di oro cupo. Nel vestibolo più grande veniva allestito un bar con un parapetto  di ottone vero, ben rifornito di gin e liquori.

Il bar funzionava a pieno regime e fluttuanti giri di Cocktail impregnavano il giardino, finché l’aria si riempiva di chiacchiere e risa, mentre insinuazioni e presentazioni fortuite vengono dimenticate lì per lì, e così pure gli incontri entusiastici fra donne che non hanno mai saputo i rispettivi nomi.

Francis Scott Fitzgerald

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Di norma utilizzo per questa rubrica la foto dello scrittore del libro, in questo caso non ho resistito al fascino Di Caprio. Saprete perdonare!

A casa de Gatsby

El viernes abre las puertas al largo fin de semana, y para la ocasiòn el grandioso Francis Scott Fitzgerald nos ofrece un fantàstico y colorado aperitivo en la casa de Gatsby.

Vengan conmigo, recuerden que no sirve la invitaciòn.

Al menos una vez cada quince dìas un grupo de adeptos al sercicio de comidas a domicilio llegaba con distintas medidas de telas e innumerables lucecitas de colores para transformar el enorme jardìn de Gatsby en un àrbol de Navidad. Sobre las mesas del bufè, entradas decoradas, jamones especiados al horno al lado de ensaladas arlechino, pasteles de carne de cerdo y de pavo, bañados de oro puro. En el vestìbulo màs grande se organizaba el servicio de bar con techo de bronce verdadero, el todo bien abastecido de ginevras y licores.

El bar funcionaba a pleno règimen y fluctuantes giros de còctel impregnaban el jardìn, hasta que el aire se llenaba de charlas y risas, mientras insinuaciones y presentaciones venìan olvidadas ahì por ahì, y asì tambièn los encuentros entusiastas entre mujeres que nunca han conocido sus respectivos nombres.

Francis Scott Fitzgerald

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Ricettario letterario: i piatti dei nostri scrittori / Recetario literario: los platos de nuestros escritores

Le ricette che vi propongo oggi, si, perché questa volta ce ne più di una; sono tratte dal libro: “La metà di niente “ di Catherine Dunne.

Ai fornelli, oggi si cucina tanto!

Quiche e pane

Aveva deciso di preparare tre quiche diverse: prosciutto e zucchine, salmone affumicato e panna; e vegetariana. I tipi di pane le aveva scelti sfogliando i libri di cucina riposti da molto tempo sugli scaffali.

Panini integrali, pane al latte, focaccine alle mandorle e focaccia pasquale russa.

Aveva le mani affondate fino ai gomiti nella farina.

Impastò a fondo panini integrali. Mentre impastava programmò baguette, ciambelle fatte in casa, pagnotte di segale.

La sua foto non sarebbe mai finita sul giornale, ma forse, chissà, sarebbe riuscita a guadagnarsi da vivere con i comuni, semplici, umili panini integrali.

Anatra brasata

La mattina presto Rose aveva già dato una prima cottura all’anatra brasata. Adesso era arrivato il momento di trasferire le due enormi casseruole de ghisa nel forno. I funghi andavano aggiunti quasi all’ultimo, e c’era da preparare la gelatina. Infine avrebbe rappreso la salsa con beurre manié un istante prima di servire, e sarebbe stata impeccabile.

contorni consistevano in spinaci alla noce moscata e patate novelle con burro al prezzemolo. Gli spinaci andavano lavati foglia per foglia. Una volta cotti bisognava saltarli in un composto di burro, pepe nero e noce moscata.

Per il momento si concentrarono sul primo piatto: Pain de sole; stratti di sogliola al limone e farcitura alle erbette.

Come minimo un’ora e mezzo di preparazione, da servire con salsa mousseline.

Catherine Dunne

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Las recetas que les propongo hoy, las saquè del libro: “La mitad de nada ” de Catherine Dunne.

A los hornillos, que hoy se cocina!

Quiche ( tortas saladas ) y Panes

Habìa decidido de preparar tres diversos tipos de quiche: jamòn y zuchinis, salmòn ahumado y crema; vegetariana. Los tipos de panes los habìa elegido hojeando los libros de cocina que hacìa ya rato estaban depuestos en el estante.

Sàndwiches integrales, pan de leche, pastel con almendra y pastel de pascua ruso.

Tenìa las manos hundidas hasta los codos en la harina.

Amasò a fondo los panes integrales. Mientras amasaba programò baguettes, rosquillas hechas en casa, pane de centeno.

Su foto quizàs nunca saldrìa en un periòdico, pero a lo mejor iba a lograr ganarse de vivir con comunes, simples y humildes sandwichitos integrales.

Pato elaborado a fuego lento

A la mañana temprano Rose ya le habìa dado una primera cocciòn al pato. Ahora habìa llegado el momento de transferirlo en dos enormes cacerolas de guisa, y ponerlas al horno. Los hongos se agregaban casi al final y se debìa preparar tambièn la gelatina. Al final necesitaba reducir la salsa con beurre manié. Y todo habrìa sido impecable.

Los contornos consistìan en espinaca a la nuez moscada, papas con manteca al perejil. Las espinacas iban lavadas hojas por hojas.

Una vez cocinadas necesitaba saltarlas en un compuesto de manteca, pimienta negra y nuez moscada.

Por el momento se concentraban en el primer plato: Pain de sole, trozos de suela al limòn con un relleno de hierbas.

Como mìnimo una hora y media di preparaciòn, para sevir con salsa mousseline.

Catherine Dunne

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Ricettario letterario: i piatti dei nostri scrittori / Recetario literario: los platos de nuestros escritores

L’agnello all’agrodolce che non si cucinava in casa mia, Simonetta Agnello Hornby

Proprio così, questo piatto nasce dalla nostalgia di Simonetta per i sapori della sua terra, chi abita all’estero sicuramente qualche volta nella vita l’ha sperimentata.

Lei ha fatto molto di più! Ha creato un piatto nella convinzione di averlo sempre mangiato nella sua Sicilia.

Il suo racconto tratto dal libro: La cucina del buon gusto.

  • Dopo il matrimonio, nel gennaio del 1967, andammo ad abitare a Somerville ( vicino a Cambridge, Massachusetts ), in un appartamento con una grande cucina. Mi piaceva cucinare e mi missi all’opera, ma non riuscivo a ripetere i piatti di casa mia. Mi calò un enorme nostalgia del mangiare siciliano. Non trovavo nemmeno il prezzemolo con la foglia liscia, e quello in vendita, tutto riccio e dagli stelli corti corti, sapeva di altro. L’olio di oliva, peraltro carissimo, era cattivo a paragone di quello di Mosè e il parmigiano appena passabile.

Andare al supermercato era una sofferenza: non distinguevo i tagli di carne e non trovavo quelli che desideravo, non riconoscevo il pesce: desquamato, sfilettato e impacchettato.

A poco a poco scovai dei negozietti in cui si trovava l’olio buono e mi adeguai. Fu allora che mi venne una voglia disperata delle costolette d’agnello all’agrodolce con la cipollata, quelle che cucinavamo ad aprile quando si macellavano gli agnelli nati nel tardo autunno. Erano gustosissime, le mie costolette d’agnello, avevano perfino lo stesso profumo di quelle siciliane. E così negli anni seguenti, appena avevo desiderio del cibo di casa, ricorrevo alle costolette di agnello all’agrodolce. Fin quando non venne mia madre per aiutarmi a mettere su casa a Londra. Avevamo gente a cena e preparai le costolette per gli ospiti.

” Che profumo invitante, cosa cucini? ” chiese mamma entrando in cucina.

” Le costolette all’agrodolce, ricordi? “

No, non ricordava.

Cucinate col soffritto di cipolla si, ma all’agrodolce mai. Non le credetti.

Ricetta:

Eppure mi bastava aggiungere lo zucchero alle costolette che sfrigolavano allegramente con le cipolle nella padella, e farlo caramellare, per ritrovarmi nella cucina di Palermo, per vedere Pina Parruca, la fedele cameriera, con l’uniforme a quadretti azzurri e il grembiulone bianco, ferma davanti ai fornelli con la bottiglia di aceto pronta per smorzare la cottura del caramello. Sentivo gli aromi, il profumo di bruciato dello zucchero poi sovrastato da quello acido dell’aceto di vino, e infine fuso in un aroma ricco, denso, invitante. Tutto inventato.

Simonetta Agnello Hornby

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Simonetta Agnello Hornby, autore del libro: La cucina del buon gusto insieme a Maria Rosario Lazzati.

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Le costolette d’agnello in agrodolce

Las costeletas de  cordero en agridulce que no se comìan en casa mìa, de Simonetta Agnello Hornby

Les puede parecer raro, per èste plato nace de la nostalgìa de Simonetta por sentir los sabores de su tierra, quièn viviò alguna vez lejos de su paìs, seguramente sintiò èsta sensaciòn.

La autora de èste libro hizo mucho màs, inventò èste plato convencida de haberlo siempre comido en su Sicilia.

A continuaciòn la narraciòn de ella misma, del libro: La cocina del buen gusto.

  • Despuès del casamiento, en enero del 1967, fuimos a vivir a Somerville ( cerca de Cambridge, Massachusetts ), a un departamento con una gran cocina.

Siempre me gustò cocinar y me puse manos a la obra, sòlo que no conseguìa  repetir los platos de casa mìa. Me agarrò una gran nostalgìa de comer siciliano. No encontraba ni siquiera el perejil con la hoja lisa, y el que vendìan, todo arrugado y de las puntas cortas cortas, era feo a compararlo con el de Mosè y el parmesano, apenas pasable.

Ir al supermercado era un sufrimiento, no distinguìa los cortes de carne y no reconocìa el pescado: descameado, fileteado, envuelto.

De a poco fui descubriendo pequenios negocios donde se conseguìa un buen aceite y me adecuè. Fue entonces que me vinieron unas ganas terribles de costeletas de cordero en agridulce con cebolla, aquellas que cocinabamos en abril cuando se sacrificaban los corderos nacidos màs tarde. Eran riquìsimas mis costeletas de cordero, tenìan hasta el mismo perfume de las sicilianas. Y asì en los anios siguientes, apenas sentìa el deseo de comida de casa, recorrìa a las costeletas de cordero en agridulce. Hasta que un dìa vino mi madre para ayudarme con la nueva casa de Londres. Tenìamos gente a cena y me puse a preparar las costeletas de cordero para los invitados.

” Que perfume invitador, que estàs cocinando? preguntò mi madre entrando en la cocina.

“Las costeletas de cordero en agridulce, recuerdas?

No, no recordaba.

Cocinadas con un frito de cebolla sì, en agridulce jamàs. No le creì.

Receta:

Y pensar que bastaba agregar el azùcar a las costeletas que se freìan alegremente junto con las cebollas en la sartèn, y hacerlas caramelar, para encontrarme enseguida en la cocina de Palermo, para ver Pina Parruca, la fiel sirvienta, con su uniforme a cuadros azules y el delantal blanco, parada adelante de las hornallas, preparada con la botella de vinagre para atenuar la cocciòn del caramelo.

Sentìa los aromas, el perfume a quemado del azùcar despuès sobresalido por el àcido del vinagre de vino, y al final derretido en un aroma rico, espeso, invitador. Todo inventado.

Simonetta Agnello Hornby

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Rayuela / Il gioco del mondo

Finito di leggere questo meraviglioso libro, sarò buona e vi risparmierò tutte le frasi che ho sottolineato, e che nel resto dei social ho pubblicato.

Vi lascio quindi, il passaggio scelto, ma non meno importante degli altri, leggete con attenzione!

Il gioco del mondo si fa con una pietruzza che si deve spingere con la punta del piede. Ingredienti: un marciapiedi, una pietruzza, una scarpa,e un bel disegno col gesso, preferibilmente colorato.

In alto è il Cielo, sotto la Terra, è molto difficile arrivare con la pietruzza al Cielo, quasi sempre si calcola male e la pietruzza esce dal tracciato. A poco a poco però, si acquista la abilità necessaria per conquistare ciascuna delle caselle e un bel giorno s’ impara ad uscire dalla Terra e a far risalire la pietruzza fino al Cielo, fino ad entrare nel Cielo, il guaio è che proprio a questo punto, quando quasi nessuno si è mostrato capace di far risalire la pietruzza fino al Cielo, termina d’un tratto l’infanzia e si cade nei romanzi, nell’angoscia per il razzo divino, nella speculazione a proposito di un altro Cielo al quale bisogna imparare ad arrivare. E perché si è usciti dall’infanzia si dimentica che per arrivare al Cielo occorrono, come ingredienti, una pietruzza e la punta di una scarpa. ( Julio Cortàzar )

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Apenas terminado de leer èste maravilloso libro, voy a ser buena y les voy a ahorrar de hacerles leer todas las frases que subrayè, y que en lo demàs social ya publiquè.

Les dejo por lo tanto, los renglones que eligì, no menos importantes. Lean con atenciòn!

La rayuela se juega con una piedrita que hay que empujar con la punta del zapato.

Ingredientes: una acera, una piedrita, un zapato, y un bello dibujo con tiza, preferentemente de colores. En lo alto està el Cielo, abajo està la Tierra, es muy difìcil llegar con la piedrita al Cielo, casi siempre se calcula mal y la piedra sale del dibujo. Poco a poco, sin embargo, se va adquiriendo la habilidad necesaria para salvar la diferentes casillas y un dìa se aprende a salir de la Tierra y remontar la piedra hasta el Cielo, hasta entrar en el Cielo, lo malo es que justamente a esa altura, cuando casi nadie ha aprendido a remontar hasta el Cielo, se acaba de golpe la infancia y se cae en las novelas, en la angustia al divino cohete, en la especulaciòn de otro Cielo al tambièn hay que aprender a llegar. Y porque se ha salido de la infancia se olvida que para llegar al Cielo se necesitan, como ingredientes, una piedrita y la punta de un zapato. ( Julio Cortàzar )

E voi avete mai giocato a Rayuela? Io sì, e anche tanto!

Betibù ( libro )

Nurit Iscar ( Betibù ) è una scrittrice ritirata, a causa della sua ultima novela e una recensione che l’ha distrutta moralmente. Ora scrive in forma anonima per altri; finché un giorno verrà contattata dal direttore di un giornale ( lo stesso che a suo tempo si è occupato del suo ritiro forzato ) per farsi carico della cronaca di un omicidio / suicidio.

Lei accetterà.

Si trasferirà al country ” La Maravillosa “, dove troverà due realtà a confronto. Una quella della gente in apparenza senza problemi, e l’altra, la gente che come lei cercano di campare facendo quello che sanno fare. Nel suo caso scrivere.

Un susseguirsi di eventi: vecchi colleghi, amiche, nemiche, e tanto mistero.

Una narrativa che prende dalla prima linea fino all’ultima.

Ci sarebbe tantissimo altro da dire su questo libro, ma preferisco lasciarvelo scoprire.

Io decisamente ho aspettato troppo per leggerlo.

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Nurit Iscar ( Betibù ) es una escritora retirada a causa de la ùltima novela que escribiò y de una critica que la hiriò moralmente. Ahora escribe en forma anònima para los demàs.

Hasta que un dìa serà contactada por el director del diario ( que a su tiempo se ocupò de ponerla a reposo forzado ), para hacerse cargo de una columna, acerca de un omicidio / suicidio.

Ella aceptarà.

Se mudarà al country ” La Maravillosa “, descubrirà entre otras cosas dos realidades opuestas: la de la gente que en apariencia vive sin problemas, y la de la gente como ella, que buscan de sobrevivir.

Una sucesiòn de eventos; viejos colegas, amigos, enemigos y tanto suspenso.

Una narrativa que atrapa desde su primer lìnea hasta la ùltima.

Habrìa muchìsimo màs para agregar acerca de èste libro, pero prefiero dejàrselos descubrir.

Yo seguramente esperè demasiado tiempo para leerlo.

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Claudia Piñeiro: Nata a Buenos Aires ( autrice de Betibù ) nel 1960. E scrittrice drammaturga, sceneggiatore tv e collaboratrice di diversi medi grafici.

Ha vinto diversi premi sia a livello nazionale che internazionale per la sua opera letteraria, teatrale e giornalistica.

Autrice anche di telenovelas come: ” La viuda de los jueves “, ” Tuya “, ” Elena sabe “, ” Las grietas de Jara “, ” Una suerte pequeña “, e altri ancora come relati per bambini.

Claudia Piñeiro: Naciò en el Gran Buenos Aires ( autora de Betibù ) en el 1960. Es escritora dramaturga, guionista de tv, y colaboradora de distintos medios gràficos.

Ha obtenido diversos premios nacionales e internacionales por su obra literaria, teatral y peridìstica.

Autora de telenovelas como: ” La viuda de los jueves “, ” Tuya “, ” Elena sabe “, ” Las grietas de Jara “, ” Una suerte pequeña ” entre otros, tambièn se ocupò de relatos para niños.

Dalla Libreria del Buon Romanzo

Era una scoperta nata con l’esperienza: appena saliva in macchina, sempre che fosse sola, rompeva con la vita, con gli obblighi e con i legami. Le venivano idee. Era catturata da una voglia insopprimibile di scrivere, e quella voglia è l’unica cosa che contava. Si fermava allora dove poteva, in un posto qualsiasi, lungo la strada, su una banchina, sotto un albero, a margine di un campo di granturco.

Era diventata un’abitudine. Spento il motore, doveva solo trasferire sulla carta parole che non chiedevano altro.

( Laurence Cossé, La Libreria del Buon Romanzo )

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Era un descubrimiento nacido con la experienza: apenas se subìa al auto, siempre que estuviera sola, rompìa con la vida, con las obligaciones, con las relaciones.Le venìan ideas. Estaba capturada de unas ganas inexplicables de escribir, y esa era la ùnica cosa che contaba. Se paraba a donde podìa, en un lugar cualquiera, al lado de la calle, de la banquina, abajo de un àrbol, en un campo de maìz.

Se habìa transformado en una obligaciòn. Apagaba el motor, y tenìa que transferir en el papel las palabras, que no pedìan otra cosa.

( Laurence Cossé , La Libreria del Buen Romance )

Da non sottovalutare!

Vi lascio un piccolo riassunto della tipologia di commensali che a tutti, nessuno escluso, ci possono capitare nella vita. Tratto dal libro: La cucina del Buon Gusto, di Simonetta Agnello Hornby y Maria Rosario Lazzati.

1- Il Super Critico: Se uomo, si vanta della propria conoscenza enologica; se donna, sostiene di conoscere tutti i libri di ricetta e i programmi televisivi di cucina. Nessuno dei due si accontenta di quanto viene offerto a tavola ed entrambi criticano velatamente la padrona di casa, esplicitamente tutti gli altri: dai ristoratori ai produttori, ai supermercati, a chi coltiva biologico.

2-Il Presuntuoso: deve convincere agli altri che lui sa tutto ed è meglio di tutti. Spesso è di poche parole; trasmette il suo messaggio con l’atteggiamento.

3-Il Taciturno: a tavola può essere davvero un problema: non partecipa alla conversazione, risponde a monosillabi e si guarda in giro come se rimpiangesse di essere a quella tavola, e con quei commensali. ( Probabilmente è proprio così. )

E bene lasciarlo stare e ignorarlo: forse è quello che desidera. Spesso infatti è invitato in quanto compagno di un amico dei padroni di casa e lo sa benissimo.

Ho nominato solo alcuni, quelli un po’ più fastidiosi, naturalmente ce ne sono altri!

L’anfitrione ideale è quello che ama la buona cucina e vuole la felicità dei suoi ospiti. E direttore d’orchestra della sinfonia delle portate e regista del pranzo e della conversazione.

Libro interessante e con qualche ricetta.

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