Ci sono amori / Hay amores

Ci sono amori fatti di sguardi

di silenzi

di gesti

di parole rinchiuse,

di incontri inaspettati

di casualità

di diversità.

Ci sono amori che sopravvivono

ad ogni tempesta

perché non hanno bisogno della

fisicità per concretarsi e decretarsi tali.

Ci sono amori che sanno sostenersi da lontano,

nel buio, ma anche nella gioia.

Ci sono amori che non possono uscire allo scoperto

perché farebbero rabbrividire il cielo,

le stelle si accenderebbero solo per loro, la luna

diventerebbe la alcova dell’amore.

Infine ci sono amori che si accontentano

di pensarsi.

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Foto dal web

Hay amores hechos de miradas

de silencios

de gestos

de palabras encerradas,

de encuentros inesperados

de casualidad

de diversidad.

Hay amores que sobreviven a cualquier tormenta

porque no necesitan del contacto fìsico

para concretarse y definirse tales.

Hay amores que saben sostenerse desde lejos,

cuando todo parece oscuro, pero tambièn en la alegrìa.

Hay amores que no pueden salir al descubierto

porque harìan temblar al cielo, las estrellas brillarìan

solo para ellos, y la luna serìa la alcoba del amor.

Al final, hay amores que se contentan de ser pensados.

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Vanina Rodrigo

Ti cielo / Te cielo

Frida Kahlo utilizzava  l’espressione ” io ti cielo ” per dire in un modo diverso semplicemente ” io ti amo “. Ecco, io ho fatto una poesia, spero sia di vostro gradimento: Buona domenica!

 

Io ti cielo mentre cammino scalza

nell’erba bagnata.

Io ti cielo nelle notti insonni.

Ti cielo anche quando non voglio,

perché sono arrabbiata.

Io ti cielo quando la luna splende e

scintillano appena le stelle.

Io ti cielo quando va tutto male,

perché ho bisogno della tua forza.

Io ti cielo nelle difficoltà di una

avventura piena di magia quando

tutto sembra andare storto.

Io ti cielo perché sei

il mio cielo chiaro nelle notti tempestose.

Io ti cielo perché il tuo cielo

è il mio.

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Yo te cielo mientras camino descalza

y me mojo los pies en el rocìo.

Yo te cielo en las noches insomnes.

Yo te cielo aunque cuando no quiero,

porque estoy enojada.

Yo te cielo cuando la luna esplende y

brillan apenas las estrellas.

Yo te cielo cuando va todo mal,

porque necesito de tu fuerza.

Yo te cielo en las dificultades de una aventura

llena de magia, cuando todo parece

ir mal.

Yo te cielo porque sos mi cielo claro

en las noches tempestosas.

Yo te cielo porque tu cielo

es el mìo.

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Solitudine / Soledad

E la solitudine non tace, e i giorni passano

e la tua assenza aumenta, e tu non chiedi di me da

nessuna parte.

Che è stato di noi? Due strani siamo adesso?

Io sento ancora, se ci penso, il gusto alla fragola

di quel gelato.

Una stupidaggine penserai.

Si, una bellissima stupidaggine. Il gelato

e uno dei noi due che pensa nell’altro. O

forse tutti e due?

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Y la soledad calla, y los dìas pasan

y tu ausencia aumenta, y no preguntas

de mì en ningùn lado.

Que fue de nosotros? Dos extraños somos ahora?

Yo siento aùn el gusto a la frutilla de aquel

helado.

Una tonterìa diràs.

Sì, una hermosa tonterìa. El helado

se terminò, y uno de los dos piensa

en el otro. O quizàs los dos?

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Una mattina / Una mañana

E ti sveglierai una mattina

e sentirai che il profumo del caffè

è diverso.

Che il ” buongiorno ” non è una semplice

parola.

Che il sorriso dei tuoi figli è la

cosa più bella che ti sia mai successa.

Capirai che la vita è una ruota di

opportunità:

e tu sei al centro, e balli e ti muovi

al ritmo della musica.

Ti sveglierai una mattina e improvvisamente

tutto avrà un senso.

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Despertaràs una mañana y sentiràs

que el aroma del cafè es distinto.

Que el ” buen dìa ” non son simples

palabras.

Que la sonrisa de tus hijos es la cosa

màs bella que te pudo pasar.

Entenderàs que la vida es una rueda

de oportunidades:

donde tù te encuentras al centro y

bailas y te mueves a ritmo

de la musica.

Despertaràs una mañana e improvisadamente

todo tendrà sentido.

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Ciliegia / Cereza

Gioco ad indovinare il tuo sogno,

dove in segreto ti accorgi di me.

Dove la tua bocca è rossa come la ciliegia

di maggio.

E così io mi trasformo nel frutto maturo

sperando di essere colta dalle tue mani,

e assaporata delicatamente con un morso dolce,

uno solo che ti unisce a me

per sempre.

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Juego a adivinar tu sueño

donde en secreto te das cuenta de mì.

Donde tu boca es roja como la cereza

de mayo.

Y entonces yo me transformo en el fruto maduro

esperando que tus manos me arranquen,

y me asabores delicadamente, con un mordizco dulce,

uno solo, que te une a mì

para siempre.

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Pentagramma / Pentagrama

Come nelle note di un pentagramma

hai scritto sul mio corpo la melodia più bella,

quella che le tue abile mani suonano fino a

far tremare la mia esistenza.

Melodiosa e sensuale al contempo.

Ad ogni tocco accendi una scintilla

che spegni piano piano mentre

sfiori con i baci della tua bocca

tutta la mia pelle.

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Como en las notas de un pentagrama

escribiste sobre mi cuerpo la melodìa màs bella,

aquella que tus hàbiles manos suenan hasta

hacer tremar mi existencia.

Melodiosa y sensual al mismo tiempo.

Con cada toque enciendes una chispa

que vas apagando despacito despacito

mientras rozas con los besos de tu boca

toda mi piel.

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Una, tutte / Una, todas

Osservami con attenzione

nella solitudine dei tuoi pensieri.

Osservami anche quando dormi

nei tuoi sogni.

Voglio essere il tuo giorno

e la tua notte.

Il primo caffè della mattina,

e il primo respiro della primavera.

Voglio essere la stagione,

ogni una di loro.

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Obsèrvame con atenciòn

en la soledad de tus pensamientos.

Obsèrvame mientras duermes,

en tus sueños.

Quiero ser tu dìa

y tambièn tu noche.

El primer cafè de la mañana,

y el primer respiro de la primavera.

Quiero ser tu estaciòn,

cada una de ellas.

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Sarà / Serà

Sarà che non cambio più,

sarà che sono cambiata troppo

nel corso del tempo.

Sarà che mi piace essere come sono.

Sarà che a questa età poco importa,

perché tutto ha avuto molta importanza prima.

Sarà che uno sguardo mi basta.

Sarà che il tuo silenzio mi riempe.

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Serà que no cambio màs,

serà que he cambiado mucho,

aùn sin darme cuenta.

Serà que me gusta ser como soy.

Serà que a èsta edad poco importa,

porque todo importò demasiado antes.

Serà que una mirada me basta,

serà que tu silencio me abastece.

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Baci / Besos

Ci sono baci che emettono da soli

la sentenza di una condanna d’amore,

ci sono baci che si danno con uno sguardo

ci sono baci che si danno con la memoria.

 

Ci sono baci nobili

baci enigmatici, sinceri,

ci sono baci che si danno con l’anima,

ci sono i baci proibiti e ci sono i baci veri.

 

Ci sono baci che bruciano e che feriscono,

ci sono baci che turbano i sensi,

ci sono baci misteriosi che hanno lasciato

i miei sogni confusi ed errabondi.

 

Ci sono baci problematici che nascondono

una chiave che nessuno ha mai decifrato,

ci sono baci che generano tragedia,

quante rose in boccio ha sfogliato.

 

Ci sono baci profumati, baci tiepidi

che palpitano in un ultimo anelito,

ci sono baci che lasciano sulle labbra impronte

come un raggio di sole

in un campo gelato.

 

Ci sono baci che sembrano gigli,

sublimi, ingenui, puri

ci sono baci traditori e codardi,

ci sono baci maledetti e spergiuri.

 

Giuda baciò Gesù e lasciò impresso

sul viso di Dio, il segno della sua viltà,

mentre la Maddalena con i suoi baci

fortificò pietosa la sua agonia.

 

Da allora nei baci palpitano

l’amore, il tradimento e il dolore,

le coppie umane assomigliano

alla brezza che gioca con i fiori.

 

Ci sono baci che provocano deliri

di amorosa, folle, ardente passione,

tu li conosci bene, sono i miei baci

inventati da me, per la tua bocca.

 

Baci di fiamma che portano impressi nel viso

i solchi di un amore proibito,

baci tempestosi, baci selvaggi

che solo le nostre labbra hanno provato.

 

Ti ricordi del primo…? Indefinibile,

ti lasciò il viso coperto di rosee impronte

e nello spasimo di quella emozione terribile,

gli occhi si riempirono di lacrime.

 

Ti ricordi di quella sera, quando in un momento di follia

ti vidi geloso immaginando chissà quale oltraggio,

ti presi tra le mie braccia…vibrò un bacio, e che cosa vedesti dopo…?

Sangue tra le mie labbra.

 

Io ti insegnai a baciare: i baci freddi

sono di un impassibile cuore di pietra.

Io ti insegnai a baciare con i miei baci

inventati da me per la tua bocca.

 

Gabriela Mistral

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Hay besos que pronuncian por sì solos

la sentencia de amor condenatoria,

hay besos que se dan con la mirada

hay besos que se dan con la memoria.

Hay besos silenciosos, besos nobles

hay besos enigmàticos, sinceros

hay besos que se dan sòlo las almas

hay besos por prohibidos, verdaderos.

Hay besos que calcinan y que hieren,

hay besos que arrebatan los sentidos,

hay besos misteriosos que han dejado

mil sueños errantes y perdidos.

Hay besos problemàticos que encierran

una clave que nadie ha descifrado,

hay besos que engendran la tragedia

cuantas rosas en broche han deshojado.

Hay besos perfumados, besos tibios

que palpitan en ìntimos anhelos,

hay besos que en los labios dejan huellas

como un campo de sol entre dos hielos.

Hay besos que parecen azucenas

por sublimes, ingenuos y por puros,

hay besos traicioneros y cobardes,

hay besos maldecidos y perjuros.

Judas besa a Jesùs y deja impresa

en su rostro de Dios, la felonìa,

mientra la Magadalena con sus besos

fortifica piadosa su agonìa.

Desde entonces en los besos palpita

el amor, la traiciòn y los dolores,

en las bodas humanas se parecen

a la brisa que juega con las flores.

Hay besos que producen desvarìos

de amorosa pasiòn ardiente y loca.

tù los conoces bien son besos mìos

inventados por mì, para tu boca.

Besos de llama que en rastro impreso

llevan los surcos de un amor vedado,

besos de tempestad, salvajes besos

que solo nuestros labios han probado.

Te acuerdas del primero…? Indefinible;

cubriò tu faz de càrdenos sonrojos

y en los espasmos de emociòn terrible,

llenàronse de làgrimas tus ojos.

Te acuerdas que una tarde en loco exceso

te vi celoso imaginando agravios,

te suspendì en mis brazos…vibrò un beso,

y què viste despuès…? Sangre en mis labios.

Yo te enseñè a besar: los besos frìos

son de impasible corazòn de roca,

yo te enseñè a besar con besos mìos

inventados por mì, para tu boca.

Gabriela Mistral

Domeniche di poesia/ Domingos de poesìa

9

” Non montarti la testa “, qualcuno lasciò scritto

sulla mia parete.

Io non conosco

né la mano né la grafia

di chi mi scrisse quella frase

in cucina. Non lo avevo neppure invitato.

Entrò dal tetto.

A chi rispondere

allora? Al vento.

Ascoltami, vento.

Da molti anni ormai

i vanitosi

mi sbattono in faccia

le loro proprie e vuote vanità,

è così, indicano la porta

che apro di notte, il libro

a cui lavoro,

il letto

che mi accoglie,

la casa che costruisco,

è così, è così,maligni

mi indicano con le loro dita

intricate,

dita di rampicanti,

e quanto adorano se stessi

me lo sbattono in faccia,

quel che sono mi designano,

quel che occultano mi abbaiano.

Forse

sono vanitoso,

sono anche vanitoso.

Non della mia poesia, mi sembra.

Vediamo, proviamo a riflettere.

Tutta la vita ha scorso nel mio corpo

proprio come un sangue

che decifro

sulla carta, a volte

ho da fare, mi chiamano

e non vado,

devo scrivere righe

che non leggo,

devo cantare per qualcuno

che neppure conoscerò mai.

E vero che ricevo

lettere che mi parlano;

la tua parola

mi restituì l’amore,

mi dette la vita,

mi raggiunse nelle prigioni,

ed io penso

che questo sangue

che scorre, invisibile sangue

che contengo

vive in altre vene

fin da ora.

Ma appena

uscì da me

scordai la mia poesia.

Non percepisco

grave

vanità nel mio oblio

né nel mio ritrovamento,

nemmeno

nelle mie scarpe

nelle mie vecchie

scarpe sformate

per i miei piedi vagabondi,

ogni cinque anni

mi faccio un vestito nuovo,

le mie cravatte

marcite

non si lagnano

di nulla,

ora

se nel momento

di pericolo

per il mio popolo

cerco la bandiera,

salgo

sui campanili

dimenticando

l’onda

ricamata di spuma,

dimenticando

il fiore

sul sentiero

non ho fatto

niente più di nessuno,

forse meno di tutti.

Pablo Neruda

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9

” No te envanezcas “, alguien dejò escrito

en mi pared.

Yo no conozco

la letra ni la mano

del que inscribiò la frase

en la cocina. No lo invitè tampoco.

Entrò por el tejado.

A quièn entonces

contestar? Al viento.

Escùchame , viento.

Desde hace muchos años

los vanidosos

me echan en cara

sus proprias y vacìas vanidades,

ese es, muestran la puerta

que abro de noche, el libro

que trabajo,

el lecho

que me acoge,

la casa que construyo,

ese es, ese es, malignos

me muestran con sus dedos

enredados,

dedos de enredaderas,

y cuanto ellos se adoran

me lo tiran en cara,

lo que son me designan,

lo que ocultan me ladran.

Tal vez

soy vanidoso,

tambièn soy vanidoso.

No de mi poesìa, me parece.

A ver, examinemos.

Toda la vida circulò en mi cuerpo

como una sangre propria

que descifro

en el papel, a veces

tengo que hacer, me llaman

y no acudo,

debo escribir renglones

que no leo,

debo cantar para alguien

que ni siquiera

conocerè algùn dìa.

Es verdad que recibo

cartas que me dicen;

tu palabra

me devolviò el amor,

me dio la vida,

me encontrò en las prisiones,

y yo pienso

que esta circulatoria

sangre, invisible sangre

que contengo

en otras venas vive

desde ahora.

Pero apenas

saliò de mì

olvidè mi poesìa.

No encuentro

grave

vanidad en mi olvido

ni en mi hallazgo,

tampoco

en mis zapatos

en mis viejos

zapatos deformados

por mis pies vagabundos,

cada cinco años

me hago un nuevo traje,

mis corbatas

marchitas

no se jactan

de nada,

ahora

si en el momento

de peligro

para mi pueblo

busco la bandera,

subo

a los campanarios

olvidando

la ola

bordada con espuma,

olvidando

la flor

en el camino

no hice

màs que ninguno,

tal vez menos que todos.

Pablo Neruda