Non è domenica / No es domingo

Non è domenica se non vedi tutta la famiglia in casa, il tempo scorrere lento, la preparazione della pasta e i dolci fatti in casa.

Se non indossi il tuo abito da festa per andare a messa.

Se non ti affacci alla finestra in attesa di vedere uscire quel sole timido e debole tipico di gennaio, che ti permette però di programmare una camminata.

Non è domenica se non fai queste cose, o solo alcune o tutte.

Se per un giorno non ti rilassi.

Non è domenica se non hai pensato al divano, ad un film alla televisione, o ad ascoltare musica.

Non è domenica solo se tu non vuoi che lo sia!

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Immagine da Pinterest

No es domingo si no ves toda la familia reunida en casa, el tiempo deslizarse lentamente, la preparaciòn de la pasta fresca y los postres caseros.

Si no luces tu vestido de fiesta para ir a misa.

Si no te asomas a la ventana en espera de ver salir ese tìmido y dèbil sol tìpico de enero, que te permite de organizar una tarde de caminada.

No es domingo si non haces èstas cosas, o sòlo algunas o todas.

Si por un dìa no te relajas .

No es domingo si no has pensado al sofà y a una pelìcula en televisiòn, o a escuchar mùsica, o a la lectura de un libro.

No es domingo, sòlo si tù non quieres que lo sea!

Vanina Rodrigo

 

Come parole/ Como palabras

Io preferisco che le mie parole siano figlie del sole, naviganti di mari infuriati, senza destino e con tutti i colori.

Che vedano la bellezza che le circonda.

Disperate di emozioni, sempre alla ricerca di nuove canzoni, che non si placchino davanti a niente, sempre disposte a dire ciò che sentono.

Disperse un po’ qua e anche un po’ più in là, dove una nave affonda senza trattenerli.

Disposte a farsi trasportare dal vento in una notte d’estate in qualche direzione, senza porto dove attaccare.

Libere come l’onda che le trascina e il canto dei delfini che le accompagna; infine che vedano le stelle brillare e si rallegrino perché scintillano e non sanno perché.

Che nel viaggio cambino forma e si spargano, crescano, maturino, piene di vita e soddisfatte; sapendo che potrebbero non tornare da me, fiere d’aver vissuto e conosciuto.

Che il tramonto le avvolga e l’alba le svegli senza tetto e dimora, che siano capaci di trasformare in una casa una conchiglia deserta trovata sulla spiaggia.

Materiale a sufficienza c’è l’hanno, è solo questione di aggrapparsi a ciò che già sanno.

Non hanno bisogno d’ali sanno già volare, le ho insegnato a cantare, sorridere prima di partire.

Ora tocca a loro farsi valere come l’oro.

Come parole si intrecceranno.

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Immagine da Pinterest

Yo prefiero que mis palabras sean hijas del sol, navegantes de mares enfuriados, sin destinos y con todos los colores.

Que sepan ver la belleza que las rodea.

Desesperadas de emociones, siempre a la bùsqueda de nuevas canciones; que no se paralicen adelante de nada, siempre dispuestas a decir lo que sienten.

Perdidas un poco acà y tambièn un poco màs allà, donde una nave se hunde sin poderlas retener.

Dispuestas a hacerse transportar del viento en una noche de verano en alguna direcciòn, sin un lugar donde atacar.

Libres como las hondas que las llevan y el canto de los delfines que las acompaña; y al fin que vean la estrellas esplender y se alegren porque brillan y no saben por què.

Que en el viaje cambien forma y se multipliquen, crezcan, maduren, llenas de vida y sodisfacciòn, sabiendo que podrìan no volver a mì, orgullosas de haber vivido y conocido.

Que el atardecer las abrace y el alba las despierte sin techo y demora, que sean capacen de transformar en casa una concha encontrada en la playa.

Material suficiente lo tienen, es solo cuestiòn de aferrarse a lo que ya son.

No necesitan de alas, puès saben ya volar; les enseñè a cantar y a sonreìr antes de partir.

Ahora toca a ellas hacerse valer como el oro, como palabras se enredaràn.

Vanina Rodrigo

 

 

L’albero di Natale / El àrbol de Navidad

Narra una vecchia storia che:  in un freddo paese del nord di Europa un bambino camminando per i monti abbia notato la caduta di tantissimi alberi, abbattuti appositamente dai taglialegna  per scaldarsi durante l’inverno.

Provò pena per la morte degli alberi, alcuni con tantissimi anni; lo si capiva dallo spessore del suo tronco.

Così, una volta arrivato in paese, si diresse all’ufficio dal sindaco per fargli una proposta. Questo le rispose che lo avrebbe ascoltato più avanti, perché aveva troppi impegni, molte faccende da adulti da sistemare, e così lo mandò via.

Il ragazzo rimane deluso e rammaricato dalla situazione, la sua idea non poteva attendere tanto, aveva una scadenza.

Allora decise di fare un’altro tentativo: questa volta con la bibliotecaria, era stata anche una sua insegnante in passato. Purtroppo anche lei troppo indaffarata, libri e libri da riordinare. Niente.

Cosa poteva fare per essere ascoltato? I suoi genitori, entrambi operai in fabbrica, rientravano molto tardi a casa, e una volta lì pensavano a nutrirsi e riposarsi per l’indomani. No li andava di disturbarli ulteriormente.

Magari il panettiere lo avrebbe ascoltato, ogni tanto sapeva anche essere simpatico.  Invece no, neanche lui disponeva di moltissimo tempo.

Così il bambino diventò sempre più triste, fino quasi ad ammalarsi dalla disperazione.

Chiedeva solo un po’ d’attenzione  da parte dei grandi, ma a nessuno sembrava interessargli.

Come se vivessero in un mondo immaginario: da una parte i grandi e dall’altra i bambini. Assurdo no?

Due mondi separati.

Così quando ormai stava per rinunciare, ebbe improvvisamente un’idea .

Si mise a correre veloce verso casa sua. Una volta arrivato aprì l’armadio di suo padre e si travestì con l’abito da festa ( nonché l’unico ) da gran signore.

Dopodiché si avviò verso il bosco e ordinò ad uno dei taglialegna  di prendere il pino più grosso e trascinarlo fino in piazza, con l’aiuto degli altri. Sottolineò prima di allontanarsi che era un ordine dal Sindaco e che andava eseguito subito, il più in fretta possibile.

I taglialegna non si fecero molte domande, erano abituati ad eseguire ordini; e l’aspetto del ragazzo, del tutto rispettabile, non faceva sorgere dubbi, visto la sua altezza.

Così trascinarono con tutta la loro forza un abete gigante al centro della piazza, e lo sistemarono in piede.

Nel frattempo anche elettricista del paese aveva ricevuto l’ordine di far pervenire tante lucine, di diversi colori e dimensioni; anche se ignorava completamente il perché.

Quando tutti andarono a dormire, l’ingegnoso ragazzo ed un gruppo di amici si diedero all’opera: qualcuno rubò anche una scala dalla cantina di suo padre.

All’indomani, precisamente l’otto dicembre, prima che tutti iniziassero ad andare a messa illuminarono l’albero.

Era uno “SPETTACOLO “, una cosa mai vista prima; ed ad alcuni brillavano gli occhi.

 

Quando il paesino si svegliò ebbe una grossa sorpresa. Tutti accorrevano in piazza, la voce si era sparsa.

Non credevano ai loro occhi: ” Che meraviglia “, ” Stupefacente “, dicevano.

Nessuno ringraziò il gruppo di giovani, e nessuno ad ottenuto niente da tutto questo.

Però da allora qualcosa è cambiato. Ogni otto dicembre la gente porta a casa un’albero che decorerà ed userà durante il periodo natalizio; e che per il resto del anno servirà come legna per il cammino.

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Immagine dal web

Narra una vieja historia, que en un frìo paìs del norte de Europa, un chico caminando por los bosques, haya notado la cantidad de àrboles que venìan sacrificados a propòsito por los leñadores para calentarse durante el largo invierno.

Sintiò pena por la muerte de los àrboles, algunos de ellos con muchos años, bastaba mirar los anillos del tronco.

Asì una vez llegado al pueblo se dirigiò a la oficina del Presidente Comunal para hacerle una propuesta. Este le respondiò que lo habrìa escuchado màs adelante, porque tenìa muchos empeños, demasiados problemas de adultos por resolver, y lo invitò a que se fuera.

El chico se quedò desilucionado y amargado, su idea no podìa esperar, tenìa fecha de vencimiento.

Entonces decidiò probar con la bibliotecaria, que habìa sido en pasado su maestra; ella tambièn tenìa muchas cosa por hacer: libros y libros de reordenar. Nada.

Què podìa hacer para ser escuchado?

Sus padres, ambos obreros en fàbrica, volvìan siempre tarde, y una vez a casa pensaban sòlo a nutrirse bien y descansar para el dìa despuès. No, no querìa molestarlos.

Quizàs el panadero lo hubiese escuchado, a veces solìa ser simpàtico. Desgraciadamente, tampoco èl disponìa de mucho tiempo.

Y asì el chico se volviò siempre màs triste, hasta casi enfermarse por la desesperaciòn.

Pedìa sòlo un poco de atenciòn de parte de los grandes, pero a nadie parecìa interesarle.

Era como si entre un mundo y el otro: el de los grandes y el de los chicos hubiese enormes diferencias.

Dos mundos separados: los grandes por un lado y los chicos por el otro. Que absurdo pensò.

Estaba ya por renunciar a su proyecto, cuàndo de improviso tuvo una idea!

Se puso a correr velozmente hasta llegar a su casa; abriò el ropero de su papà y se disfrazò con el mejor vestido de fiesta ( el ùnico ) de gran señor.

Despuès se dirigiò hasta el bosque y ordenò a un leñador de arrastrar un grande pino hasta la plaza, junto a la ayuda de los demàs. Y agregò que era una orden del Presidente y que debìa de ser realizada enseguida.

Los leñadores acostumbrados a recibir òrdenes no se preocuparon mucho, tampoco sospecharon del chico, su aspecto era del todo respetable y su altura lo ayudaba.

Luego los trabajadores arrastraron con toda su fuerza el pino hasta la plaza, y lo pusieron de pie.

Mientras tanto llegaba tambèn el electricista del pueblo, que habìa recibido el orden de llevar luces de distintos colore y tamaños, aunque si ignoraba completamente el por qué.

Cuando todos dormìan, el ingenioso chico y un grupo de amigos se pusieron a la obra.

Uno de ellos hasta robò una escalera en galpòn de su papà y la llevò.

Al dìa siguiente, precisamente el ocho de diciembre, antes de que todos comenzaran a pasar para ir a misa, iluminaron e àrbol.

Era un ESPECTACULO, una cosa nunca vista; y a algunos de ellos le brillaban los ojos.

Cuando el pueblito se despertò tuvo una gran sorpresa, todos corrìan a la plaza, todos habìan sentido la noticia.

No creìan a sus ojos.

Què maravilla! Què esplendor! decìan.

Nadie agradeciò al grupo de jòvenes y nadie obtuvo nada de todo èsto.

Pero desde entonces algo cambiò: cada ocho de diciembre la gente lleva a su casa un àrbol que decora e ilumina durante el perìodo navideño, y que luego utilizarà como leña.

Vanina Rodrigo

I blogger / Los blogueros

Il blogger è l’anima e il cuore del blog: le parole, le lacrime e talvolta le risate.

E quello che ti incentiva a cucinare un piatto nuovo da portare in tavola la domenica, ad assaggiare un dolce dal nome strano. Perché tutti siamo in grado di cucinare!

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E non ditemi che non vi siete mai cimentati nella creazione di un centrotavola?O addirittura nella costruzione di qualche mobiletto?, dopo aver letto un interessante articolo.

Si che lo avete fatto! Ci avete creduto in voi.

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E chi non ha osato copiare qualche volta le fashion blogger?

Riconoscerete che non sono così vuote come l’immaginario collettivo le vuole. Sono tendenziose in fatto di moda, osano e si divertono; e qualcuno/a ci è riuscito alla stragrande a farcela, tanto che ora il blog è un lavoro serio e loro delle vere imprenditrici, imprenditori.

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E poi c’è la categoria di quelli che sanno intrecciare e filare meravigliosamente le parole fra di loro, e che hanno fatto dei loro sogni realtà. Hanno scritto il loro libro, chi più di uno! E sapete che vi dico? Ce l’hanno fatta da grandi!

Con impegno, dividendosi fra casa, figli e lavoro; ma pur sempre motivati, perché il blogger è essenza, è un sognatore che non si arrende alla mediocrità.

Ti riconosci?

Io, grazie ai vari blog presenti nella blogosfera mondiale ho visitato posti straordinari, conosciuto persone affine a me, mi sono fatta consigliare e ho anche consigliato.

Ma soprattutto i blogger espongono tutto, e come in una vetrina tutto si può guardare senza pagare, voi però ricordatevi: che rubare è sbagliato!

Chi ci sta dietro ha messo impegno, pazienza, costanza, creatività.

Che apprezziate o no, siate gentili ed educati.

” Signori si nasce, blogger si diventa “.

Tutte le illustrazioni provengono da Pinterest

El bloguero/a es el ànima y el corazòn del blog, las palabras, las làgrimas y tambièn las risas.

Es aquel que te dà la justa energìa para cocinar un plato nuevo y proponerlo en las mesa de los domingos, o te hace probar algùn postre del nombre raro. Porque todos somos capaces de cocinar!

Y no me vengan a decir que nunca se pusieron a traficar en la creaciòn de algùn centro de mesa? O màs aùn en la construcciòn de algùn mueblecito?, despuès de haber leìdo un interesante artìculo.

Sì, que lo hicieron! Creyeron en ustedes.

Y quièn no probò a copiar alguna vez a las fashion blogger?

Reconozcan que no son tan vacìas como el imaginario colectivo nos quiere hacer creer. Tienen tendencia en cuanto reguarda a la moda, se animan y se divierten; y hasta algunos lograron hacer de su blog su herramienta de trabajo, tanto que ahora son emprendedoras/res!

Y despuès existe la categoria de los que saben enlazar y cocer perfectamente las palabras entre ellas.

Algunos hicieron de su suenio realidad: escribieron y publicaron su primer libro, tambièn màs de uno. Y saben que les digo? Lo lograron de grandes.

Con esmero, dividièndose entre familia y amigos, casa y trabajo; pero siempre motivados.

Porque el bloguero / a es esencia, es un soniador que no se rinde a la mediocridad.

Se reconocen?

Yo, gracias a los distintos blogs presentes en la web he visitado lugares magnìficos, conocido personas caracterialmente parecidas a mì, aceptè consejos y los dì tambièn.

Pero por sobre todas las cosas los blogueros exponen todo, y como en una vidriera todo se puede mirar sin pagar, pero tengan siempre presente que: ” robar es equivocado “.

Quièn està detràs les està regalando su tiempo, sus ganas, su esmero, su creatividad.

Que les guste o menos busquen de ser gentiles y educados.

Seniores se nace, blogueros se crean.

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Vanina Rodrigo

Attesa / Espera

Gira le pagine della stessa rivista, una volta e ancora un’altra.

Non cerca niente in particolare, ma quel ripetuto gesto la tranquillizza.

Le modelle sono sempre più magre, quello lo vede, anche se non ci fa caso.

Guarda attraverso la finestra, non nevica ancora; eppure le previsioni dicevano che avrebbe nevicato.

Niente.

Nulla va come dovrebbe.

Poche certezze: una sedia, una rivista, una finestra e lei in attesa della neve.

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Gira las pàginas de la misma revista una y otra vez.

No busca nada en particular, pero repetir ese gesto la tranquiliza.

Las modelos son siempre màs flacas, eso lo ve, aunque si no le hace mucho caso.

Mira a travès de la ventana, no nieva todavìa; las previsiones decìan que habrìa nevado.

Nada.

Nada va como tendrìa que ir.

Pocas certezas: una silla, una revista, una ventana y ella en espera de la nieve.

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Vita di paese / Vida de pueblo

Sotto questo sole tiepido di novembre mi abbraccio  ai ricordi di questo paese.

Senza neanche muovere un piede lo percorro lentamente, da cima a fondo.

Come ogni giovedì nella casa gialla ci sarà la ragazza che pulisce le finestre.

Il barbiere è al lavoro come al solito, ed è anche il posto dove le notizie corrono veloci, ignari i personaggi di pettegolezzi, entrano ed escono con la barba ordinata e la testa rasata.

Più avanti, subito dopo la chiesetta: il negozio di abbigliamento più chic, dove le clienti felici arrossiscono ai complimenti e strisciano la carta di credito con felicità; sono anche una di loro. E il negozio è l’unico, gestito da una intraprendente e sempre elegante signora.

Ma proseguiamo il paese è piccolo, ci avviciniamo al caffè dove la vita sembra non mutare mai. E penso con malinconia che forse quando sarò più in là con gli anni, potrei trovarmi seduta su una di quelle sedie, all’ombra o al sole, a parlare del più o del meno; mentre le macchine passano con la fretta di chi non riuscirà a fare tutto se va a  cinquanta l’ora.

E poi c’è la piazza dipinta di nuovo, e la scuola e le urla dei bambini, e un gruppo di mamme che va a camminare. E chissà l’anno prossimo quando il più piccolo inizierà la materna, non sia io una di loro.

Girerò da questa parte perché anche la mente si stanca, passerò davanti al bar di Sabina e sono sicura senza neanche guardare chi c’è dentro a giocare! Ma andiamo avanti, l’esercizio fa bene.

Finalmente per un po’ vedrò qualche albero sì e no, e sentirò la voce di qualche ciclista che incrociandomi mi saluta. Ed ecco sono arrivata al cimitero, vorrei avere qualcuno di andare a trovare e posare un fiore, ma la vita ingrata mi ha tolto anche questo privilegio; e così non mi resta che pensare che vorrei essere seppellita in Villa, mi sa che i morti lì riposano più tranquilli.

Va bene sono andata fuori tema.

Comunque adesso inizio a salire, e qui diventa difficile, sembra un pezzettino piccolo la salita, e non finisce più, e mi manca l’aria e come al solito ho scordato la bottiglia d’acqua, ma se come oggi cammino col pensiero non mi mancherà il fiato.

Ed eccomi sono arrivata alla parte alta del paese; dove c’è la scuola media con i ragazzi della terza che si sentono grandi, fino all’anno prossimo quando torneranno ad essere i più piccini. Ma non importa, oggi si godono la gloria.

Vedo l’insegnante di matematica che mi alza la mano avendomi riconosciuta. Poco cambia nei paesi.

Adesso prendo per via Regina Margherita.

Ci sono affezionata, lì in quella via abbiamo avuto la nostra prima casa, sotto la abitazione di una rinomata maestra.

Vado su e arrivo al castello, imponente e sempre meraviglioso, uno dei più belli del Piemonte, e non lo dico tanto per dire.

Mi affaccio al belvedere, mi godo il panorama e riposo…

Inizio a scendere piano, incrocio Lucia e Angela e mi vengono le lacrime a gli occhi. Sono una nostalgica. Se fosse passata da un’altra strada, probabilmente avrei visto Bianca, che mi avrebbe ancora parlato in piemontese. Non si rassegna a che qualcuno non lo capisca, e fosse sarebbe ora che io lo imparassi. Ma nemmeno io cambio più di tanto.

Adesso che sto arrivando alla prima curva mi sento sollevata, ancora un po’ e sarò a casa.

Un respiro profondo, un po’ d’aria pulita nei polmoni, uno sguardo al cielo ed eccomi tornata.

La vita nei paesi non cambia ,e pure a volte cambia in modo impercettibile. La vita dei paesi è bella quando non si può più apprezzare e la tristezza ci appanna gli occhi, e le lacrime sgorgano sentite dal ricordo dei bei tempi che non torneranno.

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Bajo el sol tibio de noviembre me abrazo a los recuerdos de èste pueblo.

Sin ni siquiera mover un pie lo recorro lentamente, dal principio al final.

Como cada jueves en la casa amarilla està la chica que limpia las ventanas.

El barbero està trabajando como siempre, es el lugar tambièn donde las noticias van y vienen velozmente; ignaras las personas de dicerìas, entran y salen con la barba ordenada y la cabeza razada.

Màs adelante, apenas despuès de la pequeña iglesia està el negocio de ropa màs chic, donde las clientes orgullosas se vuelven coloradas con los piropos y pasan la carta de crèdito con felicidad; soy una de ellas. El negocio es el ùnico en su gènere dirigido por una emprendedora y elegante mujer.

Pero sigamos el pueblo es chico, nos acercamos al cafè donde la vida parece no mutar nunca. Y pienso con malinconìa, que quizàs màs adelante con los años podrìa encontrarme sentada en una de esas sillas, a la sombra o al sol, a hablar de todo o de nada, mientras los autos pasan con la prisa de quièn no llegarà a hacer todo si va a cincuenta a la hora.

Y despuès està la plaza toda impecable, la escuela y los gritos de los chicos, y un grupo de madres que va a caminar. Tal vez el año pròximo, cuando el màs chico empiece el jardìn sea yo una de ellas.

Doy la vuelta por èste lado porque la mente tambièn se cansa, voy a pasar adelante del bar de Sabina y estoy segura si ni siquiera mirar quièn hay adentro a jugar! Pero vamos un poco màs adelante, el ejercicio hace bien.

Finalmente por poco verè algunos àrboles y sentirè la voz de algùn ciclista que cruzàndome me saluda.

Y ya està, lleguè al cementerio; quisiera poder tener a alguien para llevarle una flor, pero la vida ingrata me negò tambièn ese privilegio, y entonces me pongo a pensar que me gustarìa ser sepellida en el otro cementerio, el de la Villa, parece màs tranquilo.

Bueno, me fui fuera de tema.

De todos modos ahora empiezo a subir, y acà se hace difìcil la cosa, parece un pedacito la subida y no termina màs; me falta el aire y como siempre me olvidè la botella de agua, pero si còmo èsta vez camino con el pensamiento el respiro no voy a perder.

Al fin lleguè a la parte alta del pueblo, donde se encuentra el colegio secundario con los chicos del ùltimo año que se sienten grandes, hasta el pròximo año que volveràn a ser los màs chicos, pero no importa ahora se gozan la gloria.

Veo la profesora de matemàtica que reconocièndome me levanta la mano. Poco cambia en los pueblos.

Ahora agarro por calle Regina Margherita.

Me siento afeccionada, en esa calle tuvimos nuestra primera casa, abajo de la casa de una reconocida maestra.

Sigo caminando para arriba y llego al castillo; imponente y siempre maravilloso, uno de los màs lindos del Piamonte, y no lo digo por decir.

Me asomo al visor natural, me gozo el paisaje y descanso…

Empiezo a bajar despacito, cruzo Lucìa y Angela y me vienen las làgrimas a los ojos. Soy una nostàlgica.

Si hubiese agarrado por otra calle, probablemente habrìa encontrado Bianca que me seguirìa hablando en piamontès. no se resigna a que algunos no lo entiendan, y quizàs serìa hora que yo lo aprendiera. Pero tampoco yo cambio fàcilmente.

Ahora que estoy llegando a la primera curva me siento màs liviana, todavìa un pedacito y llegarè a casa.

Un respiro profundo, un poco de aire limpio en los pulmones, una ùltima mirada al cielo y listo lleguè.

La vida en los pueblos no cambia, pero a veces cambia en modo imperceptible. La vida de los pueblos es hermosa cuando ya no la podès apreciar, y la tristeza hace empañar los ojos y la làgrimas caen con facilidad, sentidas por el recuerdo de los tiempos que fueron y que no volveràn.

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Assolta / Absolta

Era forse colpevole se madre natura le aveva donato quel fisico?

Se ogni volta che ondeggiava i suoi fianchi, gli uomini e a volte anche le donne si giravano a guardarla?

Poteva la gente maligna ritenercela colpevole per la sua spontanea simpatia?

Le sue labbra rosso carminio, la sua pelle bianca e liscia come la seta, i suoi occhi verdi e i suoi lunghi capelli neri. Bastava il suo aspetto a condannarla?

Lei ci conviveva da quando era nata con la cattiveria gratuita della povera gente, però soffriva. Non capiva questa assurda gelosia nei suoi confronti. Doveva forse appartarsi in un posto isolato, rinunciare a vivere la sua vita, negarsi la felicità? E poi per chi, per cosa? Forse per la tranquillità e la insicurezza di qualcuna?

No, non avrebbe cambiato di una virgola la sua esistenza, tanto meno con quelle di chi vive di ipocrisia, di false virtù e di convenienza. Era fatta così e non doveva giustificarsi con nessuno.

Le donne la invidiavano? Peggio per loro! Se facessero una ragione.

Gli uomini la amavano? La desideravano? Peggio per loro! Imparassero ad amare.

Lei voleva soltanto andare per la sua strada, fare le sue scelte, commettere qualche errore, pentirsene, e mangiare quando aveva fame.

Innamorarsi, illusionarsi e lasciarsi.

Quelle cose che completano una donna, forse anche un figlio, ma più avanti, era giovane.

Adesso aveva una gran voglia di un bicchiere di vino e di un panino al formaggio e uovo fritto. E mentre andava a prepararselo, sorrideva tra sé, pensando alle malelingue e quasi compiaciuta sussurrò: ” Sì cari me lo posso permettere e lo farò, brindo a voi “.

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Era culpable de que madre naturaleza le haya donado ese fìsico?

Si cada vez que caminaba ondulando las caderas, los hombres y a veces tambièn las mujeres se daban vuelta para mirarla?

Podìa la gente con tanta maldad retenerla culpable por su espontànea simpatìa?

Sus labios de rojo carmìn, su piel blanca y lisa como la seda, sus ojos verdes y sus largos cabellos negros. Era suficiente poseer ese aspecto para ser condenada?

Ella convivìa desde cuando habìa nacido con la perfidia gratuita de la pobre gente, igualmente sufrìa. No entendìa la absurda celosìa en lo que la concierne. Debìa a lo mejor apartarse en un lugar isolado, renunciar a vivir su vida, negarse la felicidad? Y despuès por quièn? Para què? Para dar tranquilidad a la inseguridad de alguna?

No, no habrìa cambiado ni siquiera una coma en su existencia, tanto menos con aquellas que viven de hipocrisìa, de falsas virtudes y de convenienza. Era hecha asì, y no tenìa que justificarsi con nadie.

Las mujeres la envidiaban? Peor para ellas! Se hagan una razòn.

Los hombres la amaban, la desideraban? Peor para ellos! Aprendieran a amar.

Ella querìa solamente ir por su camino, hacer sus elecciones, cometer algunos errores, arrepentirse, y comer cuando tenìa hambre.

Enamorarse, ilusionarse y dejarse.

Todas esas cosas que completan a una mujer, quizàs tambièn un hijo, pero màs adelante, era jòven.

Ahora tenìa solo ganas de un vaso de vino tinto y de un sandwich de queso y huevo frito. Y mientras se lo iba a preparar sonreìa pensando a las malas lenguas y alegràndose susurrò: ” Sì queridos, me lo puedo permitir y lo voy a hacer, brindo a ustedes “.

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Abbraccio/ Abrazo

Si conoscevano fin dall’infanzia.

Cristian però non era mai stato chiaro con Francesca.

Quando parlavano e lei guardava dentro i suoi profondi occhi celesti, avvertiva nel suo sguardo che c’era qualcosa di non detto.

Ma non osava chiederli niente.

A volte capitava che passassero delle ore a parlare del passato, di come erano sempre andati talmente d’accordo.

Perché adesso l’attanagliava questo dubbio? Possibile che il suo Cristian avesse dei segreti per lei?

Fortunatamente subito dimenticava.

Era piacevole da ragazzo e adesso alla soglia dei trenta lo era ancor di più.

Continuava a essere spiritoso, sicuro di sé. Tutte caratteristiche che a lei mancavano.

Non si era mai sposato, benché le opportunità non gli fossero mancate. Nel privato era un po’ riservato.

Francesca invece sì: aveva anche due splendide gemelline.

Per cose della vita o semplicemente per caso, avevano sempre mantenuto viva la loro amicizia.

Si trovavano una volta a settimana. Il loro era un’appuntamento fisso.

Se per strani motivi uno dei due non poteva, immancabilmente avvertiva l’altro, e rimandavano.

Chiunque gli avessi visto insieme, gli avrebbe sicuramente scambiato per amanti.

In un certo senso lo erano.

Si: l’uno soffriva la solitudine dell’altro. Semplicemente si completavano.

Si erano necessari.

Non c’era mai stato niente fra di loro, neanche in tenera età.

Facevano parte di uno dei rari casi che la vita ti piazza davanti.

Solo che adesso lei pativa questo dubbio. Sentiva che qualcosa era cambiato in lui.

Visto che non si decideva a domandarglielo, fu lui a rompere il silenzio.

” Sono malato, preferisco partire, conoscere il mondo. Sei stata un’ottima amica, la migliore, l’unica.”

Per un momento lei si ammutolì, ma ben presto capì che il suo cuore era sincero, che quel che diceva era la maledetta verità, e che disgraziatamente non poteva fare niente.

Si abbracciarono in un abbraccio infinito e si salutarono, forse per sempre.

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Se conocìan desde la infancia.

Cristian a veces no solìa ser claro con Francisca.

Cuando conversaban y ella lo miraba en sus profundos ojos celestes, advertìa que en su mirada habìa algo de no dicho.

Pero no se animaba a preguntarle nada.

A veces sucedìa que se quedaban horas hablando del pasado, de como habìan ido siempre de acuerdo.

Por qué ahora la oprimìa èsta duda? Posible que su Cristian tenga secretos para ella?

Afortunadamente enseguida se olvidaba.

Era agradable de joven; y ahora al borde de los treinta aùn màs.

Continuaba a ser gracioso, seguro de sì mismo. Todas caracterìsticas que a ella le faltaban.

No se habìa casado nunca, aunque si las oportunidades no le faltaron. En el privado era un poco reservado.

Francisca en cambio si: tenìa tambièn dos esplèndidas gemelas.

Por cosas de la vida o simplemente por caso,habìan mantenido siempre viva la amistad.

Se encontraban una vez a la semana. Una cita fija.

Si por algùn motivo uno de los dos no podìa, infaltablemente avisaba al otro y postergaban.

Cualquiera que los hubiese visto juntos, los cambiaba por amantes.

En un cierto sentido lo eran.

Si: cada uno sufrìa la soledad del otro. Simplemente se completaban.

Se necesitaban.

Nunca habìa pasado nada entre ellos, ni siquiera cuando eran chicos.

Formaban parte de uno de esos raros casos que la vida te pone adelante.

Solo que ella ahora sufrìa èsta duda. Sentìa que algo habìa cambiado en èl.

Si como no se animaba a preguntarselo, fue èl a romper el silencio.

” Estoy enfermo, prefiero partir, conocer el mundo. Fuiste una optima amiga, la mejor, la ùnica”.

Por un momento ella se enmudeciò, pero entendiò bien ràpido que su corazòn era sincero, que lo que le decìa era la maldita verdad, y que desgraciadamente no podìa hacer nada.

Se abrazaron en un abrazo infinito y se saludaron, quizàs para siempre.

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Parigi nel cuore / Paris en el corazòn

Con le cose che stanno succedendo attorno a noi, scrivere mi sembra banale. E probabilmente lo è.

D’altronde bisogna reagire e andare avanti.

Salterò l’argomento Parigi terrorismo, perché mi addolora. Mi rattristano anche i tanti morti In Nigeria di cui quasi non se ne parla.

Vi racconterò cosa è significato per me visitare Parigi.

La prima volta che ho messo piede, ero confusa: aeroporto, tram, albergo. La scoperta a caso di tutto.

Prima: Notre Dame ( di sfuggita, per tornare più tardi ); il Louvre, Orsay ( sono rimasta letteralmente innamorata di questo museo ), al contrario di tutti i turisti. Ma io so d’ essere un po’ particolare.

A seguire L’ Arco di Triunfo, le strade di Champs Elysèes, Tour Eiffel ( siamo saliti naturalmente ), la Senna e tutta la sua magnificenza attorno; il Ponte Alexandre III, per me uno dei più belli mai visti!  La Reggia di Versailles, e l’ elegante quartiere Le Marais.

Il fascinoso quartiere Latino, in tutto il suo splendore. Diverse etnie con un unico scopo: vendere e far divertire! I pittori di strada, mi sono anche fatta fare un ritratto, peccato non so dove sia, altrimenti vi postavo una foto.

Io sono rimasta innamorata di Parigi, e così siamo tornati una seconda volta.

Di nuovo a visitare Orsay, perché mi era piaciuto tanto, L’ Operà, e molti ristorantini e caffè tipici.

Ogni tanto si entrava alle boulangerie, perché non si può andare a Parigi e non comprare una baguette.

La città sempre illuminata di sera, e perfettamente ordinata e pulita al mattino seguente.

Ecco: questa è Parigi per me.

Vorrei tenermi stretti al cuore questi ricordi, questa è senza dubbio la città che io continuerò a scegliere, nonostante tutto.

Sono sicura che è la capitale europea che tutti vorrebbero visitare.

Parigi deve continuare a far sognare…

Con las cosas que estàn pasando en nuestro alrededor, escribir en èste momento me parece estupido. Y lo es.

De todos modos hay que ir adelante.

Voy a saltar el argumento de Paris “terrorismo” de èstos dìas, porque me causa mucho dolor. Me entristecen tambièn las noticias  de los tantos muertos en Nigeria y de los que casi no se habla.

Les voy a contar que significado tuvo para mì visitar Paris.

La primera vez sentì confusiòn: aeropuerto, tranvìa, hotel. Descubrir todo por casualidad.

La catedral de Notre Dame ( al principio ràpido, para volver despuès ); el Museo del Louvre, Orsay ( del cual me enamorè ), contrariamente a todos los turistas. Pero yo sè de ser un poco particular en cuestiòn de gustos.

A seguir el Arco de Triunfo, las calles de Champs Elysèes, La torre Eiffel ( a la cual subimos naturalmente ), y el Sena con todo su espectàculo alrededor. El Puente Alexandre III ( uno de los màs bellos que he visto ). El Palacio de Versailles, y el elegante barrio: Le Marais.

Por otro lado el famoso: Barrio Latino, y toda su diversiòn! Donde distintas culturas tienen un ùnico objetivo: vender y hacer divertir. Los pintores callejeros, donde me hice hacer un retrato, una làstima que no lo encuentro, sino les subìa una foto.

Yo me quedè enamorada de Parìs, y por eso volvimos una segunda vez.

De nuevo a visitar Orsay, porque me habìa gustado mucho.

El Teatro Operà, y muchos restaurantes y bares tìpicos.

Cada tanto entràbamos a las boulangeries ( panaderìas ); porque no se puede ir a Paris y no comprar una Baguette ( barra de pan ).

La ciudad siempre iluminada de noche, y perfectamente limpia y ordenada a la mañana siguiente.

Esto es  Paris para mì.

Quisiera conservar bien pegados al corazòn èstos recuerdos, porque èste es el lugar que yo voy a seguir eligiendo, a pesar de todo, cuando pueda.

Estoy segura que es la capital europea que a  todos les gustarìa conocer.

Paris debe continuar a hacer soñar…

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Una giovane me a Parigi per la prima volta, agosto, di tanti anni fa…

Una joven Vanina a Paris por primera vez, agosto, de tantos años atràs…